2 ottobre 2015

Ci siamo cercati!!

Ci siamo cercati, ci siamo amati, ci siamo presi.

E poi abbiamo deciso, di comune accordo, di buttare il tempo passato insieme, nella spazzatura, perché tu dovevi andare via.

Ora vivo da solo, navigando con questa piccola barca che ho comprato, investendo tutti i miei risparmi, pensando ancora a te, a noi.

Ci siamo conosciuti nella lontana Estate del 1992, tu eri così bella, con quello sguardo da persona intelligente, quei capelli biondi e quella bocca dal sapore di fragola.

T’ho amata, ti ho vissuta, e credo che tu abbia fatto lo stesso.

La prima volta che ti ho invitata a trascorrere del tempo con me, eri un po’ titubante, ma rendendoti conto che non avevo brutte intenzioni e che in fondo non rischiavi nulla, hai deciso di accettare.

Quella sera ti ho portata a mangiare in un ristorante grandissimo, e siamo stati davvero bene, ricordi?

Si sentiva il profumo del mare, lo scroscio dell’acqua che s’infrangeva sugli scogli, e la musica soave provenire da un pianoforte.

Non so perché, ma ti ho preso la mano, e ti ho chiesto di amarmi, anche se non ti conoscevo, anche se in cuor mio, ero abbastanza turbato da quel mio comportamento inaspettato.

E’ proprio vero: l’amore non ti fa capire nulla.

Tu accettasti, ancora una volta, perché anche tu eri attratta da me, così com’io da te.

Ci siamo amati, sulle panchine avvolte dalle tenebre della notte, ci siamo amati, nel bagliore del sole che sorge ed illumina i nostri volti.

Poi, come d’incanto, quasi fosse stato un sogno, tu hai deciso di andar via, ed io, per non soffrire, ti ho detto che avremmo fatto bene a lasciarci perché non ci si poteva amare a distanza.

Ho pianto tanto, ti ho ricordata.

Ti ho scritto tante lettere, che, in un impeto di paura e di rabbia, ho strappato in mille pezzetti e gli ho lanciati giù dal terrazzo come neve artificiale.

Eppure ti penso ancora, nonostante il tempo sia passato, nonostante la solitudine stia leccando, poco per volta, le ferite che tu mi hai lasciato.

Sono qui, su questa barca, e navigo: la comando, sono il suo padrone.

E sento il forte bisogno di scrivere ancora, per colmare quel vuoto che mi hai lasciato dentro, quel proiettile che, perforandomi l’anima, ha lasciato un grande buco in essa, un buco immenso.

Quel buco prima era pieno del tuo amore, era ricolmo della vita che facevi scorrere in me.

Scendo sottocoperta, e guardo il mare, arrabbiato, come sempre, dall’oblò della cabina; è piccola ma accogliente.

E ancora una volta, dal buco della cabina, intravedo la mia figura, riflessa, nello specchio della vita, e penso, improvvisamente, che tutto accade per una ragione.

Non proverò a riconquistarti, perché non servirebbe a niente, non cercherò di riempire il buco dentro me, con un’altra persona, perché non avrebbe senso.

Cercherò di completarmi, ancora una volta, convivendo con quella solitudine che m’attanaglia il cuore, di notte, e che mi tiene compagnia, di giorno.

Guarderò da solo, ogni sera, il tramonto, e aspetterò da solo, al mattino presto, l’alba che sorge, dando vita ad un nuovo attimo, una nuova sfida, una nuova battaglia.

Per ogni buco dell’anima che si svuota, in qualche parte del mondo, un altro, dopo tanto tempo, si riempie, così come per ogni vita che sfuma, ogni giorno, in qualche parte del mondo, un’altra nasce, inconsapevole di quanto l’amore sia meraviglioso e bugiardo al tempo stesso.

Nulla è per sempre, e allora cosa ci resta?

Il ricordo, il vuoto, il buco.

 

 

  

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