26 giugno 2015

L’uomo che vendeva il tempo

Puntuale come tutte le mattine, il vecchio, bombetta in testa e giacca consumata tinta topo, si trascinò fino al piazzale della chiesa. Arrivato al solito punto, cominciò a piazzare il suo armamentario davanti  al campanile, esattamente sotto il grande orologio che segnava le ore del piccolo paese. Banchetto di legno, sedia pieghevole, cartello bianco recante la scritta: “Vendo tempo, solo interessati, astenersi perditempo”, dalle sette del mattino fino alle sette della sera, il vecchio se ne stava appollaiato come una donnola  dietro al cartello in attesa dei clienti che puntuali e disperati, avrebbero aspettato come sempre il loro turno. Ogni tanto qualcuno, esaurito dal sole a picco,  si lamentava sommessamente ma nessuno si sarebbe sognato di muoversi dalla fila prima della chiusura, ovvero fino all’istante in cui il venditore, senza salutare nessuno, avrebbe raccolto armi e bagagli per tornarsene nella sua abitazione di città.

Era un paese qualunque, in cui non succedeva mai niente e tutti si fermavano spesso a leggere i necrologi per sapere chi era morto. Informarsi sui morti era un’attività molto interessante per diverse ragioni: la prima era che leggere di un morto regalava la rassicurante certezza di essere ancora vivi, la seconda era che non avendo tanto da dire e ancor meno di cui discutere, il necrologio si offriva come un invitante appiglio per attaccare bottone con la vicina di casa, col tabaccaio, col barista o col primo cane che si trovava a passare da quelle parti, avere un interlocutore che ascoltava menando la coda senza avere la possibilità di rispondere non era un’occasione da perdere. L’unico luogo in cui si stava in silenzio era mentre si aspettava il proprio turno al banchetto, lì su tutta la piazza regnava un silenzio tombale.

Uno a uno, gli abitanti di quel paesello incancrenito, arrivavano davanti al vecchio che chiedeva loro:

-Quanto ne vuole?

-Voglio ancora tre mesi

-Cosa deve farne?

-Non ne ho la più pallida idea ma la prego, ne ho estremamente bisogno!

-In polvere o in pillole?

-E’ lo stesso!

-Tenga- Rispondeva il vecchio gettando  un sacchetto con disprezzo sul tavolo di legno -Avanti il prossimo. E così fino a sera, tra chi chiedeva quattro mesi, chi un anno, chi cinque,  a seconda della propria disponibilità… C’era chi lo inalava, chi se lo faceva direttamente in vena, chi lo prendeva al mattino prima di fare colazione, un giorno di tempo, costava un etto di energia che il vecchio prelevava attaccando una placchetta di metallo sulla fronte dell’acquirente, collegata con un filo elettrico a una scatolina di latta molto piccola.

Le ore passavano e nel sagrato della chiesa, ogni giorno si ripeteva sempre la stessa scena: -Che cosa deve farne? Chiedeva l’ infame vegliardo con la testa di gufo, e tutti rimanevano a bocca aperta, senza riuscire a fornire una risposta che cancellasse l’espressione  di disprezzo stampata sul volto rugoso del vecchio. Insomma era chiaro che tutti avevano una paura mentecatta della morte, questo lo sapevano anche se nessuno lo diceva: tutto sommato, pensavano fosse una paura normale visto che nessuno era riuscito a convincersi di che cosa li avrebbe attesi, il problema semmai era cosa farne del tempo in più che acquistavano dal venditore. Certo c’era il parrucchiere per un nuovo tagli di capelli, una cena tra amici da organizzare, un libro da leggere, qualche gita al mare, un figlio per chi ancora se la sentiva, un altro viaggio… Eppure nessuna di queste idee riusciva a risollevare l’atmosfera di quel paese canchero che ingrigiva sempre più vetusto, nessuna di queste iniziative pareva rallegrare l’anima buona di qualcuno e tutti gli abitanti sembravano ogni giorno più stanchi, sempre più pigri, qualcuno iniziava addirittura a coprirsi di polvere.

Finché un giorno, un giovane che non aveva alcun bisogno di comprare il tempo (era giovane) ma che lo faceva per buona educazione come gli avevano insegnato i genitori, si mise in fila per ultimo e quando si presentò davanti al vecchio infido, lo sfidò a sua volta con uno sguardo di disprezzo:

-Quante ne vuoi?

-Nemmeno un secondo. Rispose secco il giovane

-E allora che cosa sei venuto a fare?- Chiese mefistofelico il venditore

-Voglio cederti quello che mi resta.

Tutti quelli in fila smisero di respirare, nessun suono, nessun fruscio, silenzio totale. Il vecchio per la prima volta, fece un largo e bieco sorriso mostrando i denti d’oro e i canini usurati dal tempo.

-Mi stai dicendo che vuoi crepare?

-All’istante! Affermò risoluto il giovane -Non voglio rimanere un altro secondo in questo paese di morti che camminano, che comprano tempo senza sapere cosa farsene, che accumulano giorni completamente inutili come se fossero l’unica cosa che riescono a fare. Mio padre è arrivato a milletrecento anni, mia madre a milleduecento e ogni giorno mangiano la solita minestra di fagioli, portano fuori il cane e guardano la tv. Mia nonna è arrivata a tremila anni e ogni mattina mi tocca spolverarla sopra la testa, sotto le ascelle, tra le giunture come un orologio a cucù! Mi pare ovvio che la cosa più sensata sia questa: schiattare in maniera repentina, senza alcuna possibilità di ritorno.

-Va bene- Disse il vecchio continuando a ridacchiare tra sé e sé. Prese la placchetta di metallo ma al posto di attaccargliela sulla fronte, gliela infilò direttamente in bocca, azionando il dispositivo al contrario: tutta l’energia che il vegliardo aveva incamerato nei secoli dei secoli finì dritta nel corpo del giovane che diventò rosso, poi giallo e infine riacquistò il suo colore naturale.

-E adesso vai…- Gli disse placido

Il giovane all’inizio era un po’ contrariato ma poi cominciò ad avvertire un appagante senso di benessere, all’improvviso una cascata di idee, di progetti, di invenzioni mai viste sulla faccia della terra, gli invase la mente come una marea calma e mugghiante. Si sentiva fresco ed energico come non si era mai sentito, per la prima volta vide davvero i colori del suo paese: l’ erba verde, il cielo sgargiante, gli alberi brillanti di luce.

-Va bene vado- Rispose con uno sguardo pieno di intesa al vecchio venditore.

E si allontanò fischiettando, giù per un sentiero.

 

  

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