23 giugno 2015

Generazione svoltine e selfie

Mi tovo seduta in un bar del centro e non posso fare a meno di notare, con enorme disappunto e rammarico, come tutto intorno sia uguale, definito da canoni prescritti (non si sa da chi) e incredibilmente monotono.

La maggior parte dei ragazzi, probabilmente studenti, poco più che ventenni mi sembra un prodotto dal marchio registrato, uscito da una fabbrica di bei visini vestiti carini, con i capelli in ordine, le sopracciglia disegnate e la barba che sembra tatuata. Perfetti insomma.

Una perfezione snervante, costruita a tal punto da sembrare falsa, una proiezione di un’immagine presa da una rivista di moda.

Che si tratti di bar, università, locali in centro, palestre, sono tuttì lì in quella dimensione di esaltazione del monotono, del superfluo e talvolta anche del cattivo gusto.

Un vuoto generazionale, spesso privo di contenuti e di idee; un buco nero di dimensioni notevoli che si sta allargando e sta prendendo campo.

 

Siamo nell’ epoca “Uomini e donne” fatta di tronisti e scelte, roba che farebbe invidia a Cenerentola & colleghi blasonati.

La quotidinità si tinge dei migliori filtri Instagram attraverso immagini asciutte, tramonti perfetti e foto del pranzo. Le parole sono spesso quelle d’altri; citazioni e aforismi celebri copiate dai link di maggior tendenza, indirizzate a qualcuno per dire chissà cosa poi.

La cosa più triste è che io sono una ragazza come loro, con qualche anno in più forse, ma che appartiene a questa generazione; parte di un mondo vuoto come un buco nero, all’interno del quale risulta difficile appigliarsi.

Come un tunnel insomma: vittime delle mode che rendono schiavi i più che si ostinano a seguirle, il buco non solo sa di vuoto, ma anche di buio. Quel buio nel quale ci si ostina a vivere di notte, come un universo parallelo, lontano dalla vita alla luce del sole, lontano da passioni, ambizioni e sogni.

Non ho vissuto gli anni ’70 e le contestazioni giovanili, non mi definisco una nostalgica e anche se non la faccio, mi piace seguire la politica per capire cosa accade.

Ho sempre portato avanti l’ideale moderato, ma forse in tempi di crisi dei valori come questi occorre giocare qualche carta diversa.

Se l’ideale è diventato il Manfredi di turno, con l’obiettivo di farsi scattare la migliore foto possibile il venerdì sera nei locali, siamo alla frutta.

Le svoltine ai pantaloni, in pieno stile “acqua alta a Venezia” ne fanno da contorno, elevando a potenza il trash di pensieri e valori coinvolgendone la dimensione visiva ed esteriore.

L’errore nella società moderna è la diffusione di modelli ed elementi tali da far credere che una generazione sia tutta uguale. Si innesca un meccanismo di massificazione e omologazione che da un lato porta i giovani a dire che non cambierà mai nulla, perché tanto nessuno ha voglia cambiare le cose; dall’altro l’occhio potente della politica sa che qualunque iniziativa e riforma volta a discreditare e strappare sogni, speranze e obiettivi nei giovani non sarà mai contestata, ma accettata passivamente con un contorno leggero di insofferanza e lamentele (probabilmente sui social network).

Il vecchio detto “nessuno fa nulla per niente” è da rottamare; nessuno fa nulla, stop. Ci sarebbe molto da fare e la posta in gioco è alta, ma probabilmente il policamente scorretto e la provocazione sono fuori moda, la parola tentavivo è scomoda, potrebbe spettinare la chioma fresca di shatush, srotolare le svoltine curate ad arte e renderle asimmetriche.

Carrellata di clichè? Forse, random clichè.

E comunque meglio lo status quo. Tanto paga papi.

 

 

 

Gaia Di Giorgio 

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